Riposto e il suo mare: un’alleanza indissolubile che si scorge nella geometria delle sue viuzze, nei tratti della costa “ridisegnati” dall’uomo per riporvi barche e navi, nei volti dei pescatori e nei detti popolari.
Parlare dunque a Riposto di mare, del popoloso, variegato e variopinto mondo sottomarino, delle usanze di genti marinare lontane e vicine, con le immagini e le parole di Folco Quilici, beh, è stata una gran bella pagina ripostese da ricordare!
L’altra sera al Lungomare Edoardo Pantano di Torre Archirafi ho assistito, anch’io tra tanti, alla visione del video sul mare proposto da Folco Quilici e al dibattito che ne è seguito. Mi riferisco a "Una vita per il mare", la serata di domenica 9 novembre dedicata a Folco Quilici nell’ambito della manifestazione “SAPOREDAZZURRO”.
Quilici, la cui fama di regista e documentarista, pioniere delle tecniche di ripresa subacquee, è indiscussa e mondiale, è riuscito a lasciare la platea letteralmente rapita, con lo sguardo e la mente “appesi” al suo “filo” di immagini e storie.
Non ho annotato nulla, non ho "rapporti" da fare o cronache da scrivere, io. Ho solo una bella esperienza che mi è rimasta impressa e che semplicemente mi va di testimoniare qui.
Dei tanti flash che ho in memoria, c’è sicuramente quello della sirenetta bianca, che i pescatori (tutti di colore) di Bahia in Brasile, gettano in mare insieme ai regali che le fanno per ingraziarsela affinché li protegga e assicuri loro una pesca ricca. Poi c’è quello della statuetta di S.Antonio che i pescatori delle Egadi mettevano, almeno fino agli anni 70, nelle reti, con l’intesa che il santo le facesse risalire piene di pesci. Infine, mi piace evidenziare, tra le tante cose dette da Quilici, che ciò che accomuna i popoli di mare delle varie parti del mondo è la profonda conoscenza del “loro” mare, quello in cui pescano e in cui vivono , che è diverso da quello antistante ad altri luoghi distanti anche pochi chilometri, come lo è, ad esempio, quello davanti a Riposto, rispetto a quello di Giardini o di Catania o di Siracusa…E questa conoscenza del mare, così particolareggiata, li porta tutti, che siano ripostesi, o che siano polinesiani, o giapponesi, o africani, ad avere il massimo rispetto per il mare, amandolo e temendolo, e traendone da esso il massimo profitto, senza devastarlo o saccheggiarlo, come purtroppo invece può accadere oggi con l’utilizzo di sistemi di pesca ipertecnologici irrispettosi dei delicati equilibri biologici marini.
Una nota a margine su SAPOREDAZZURRO.