Giarre Riposto Blog

domenica 13 settembre 2009

Ancora sul terreno di proprietà del Comune di Riposto in Contrada Gancia



Premessa a questa nota.

Devo dire che in questi ultimi giorni mi sono sentito più volte chiamato in ballo su contrada Gancia, sia perchè il Circolo Gramsci ha ritenuto di inserire in una sua nota una mia non bellissima effigie, scattata nel taglio del costone di quel terreno, sia perchè l'11/09 u.s. nel corso della conferenza pubblica organizzata dal Comitato per la piena valorizzazione del territorio comunale, è stato citato un blog (Giarre Riposto Blog), del quale sono uno degli autori. Per questo e solo per questo prendo parola ed espongo le mie personalissime e modestissime opinioni sull'argomento.
Nulla di speciale.
Mi sono un po' risentito quando ho sentito dire che in fondo il terreno in contrada Gancia non è niente di speciale. Niente a che vedere con le bellezze incomparabili della timpa o di altri suggestivi luoghi della Sicilia o del mondo dove vegeta la macchia mediterrana. Un appezzamento di terreno ricoperto da erbe infestanti e basta.
Che la vegetazione non fosse niente di particolarmente raro lo avevo capito anche io durante la mia visita. Sono indegno figlio di un campagnolo, ma anche nella mia botanica ignoranza mi sono reso conto che la vegetazione non poteva essere considerata "macchia mediterranea". Bastava semplicemente dirlo in cinque minuti.
Ma dire che sostanzialmente il nostro territorio non è nulla di speciale, solo per sminuire le argomentazioni della controparte, mi pare come un tizio che si da una forte martellata sull'alluce e poi, con le lagrime agli occhi e la voce strozzata dice: "in fondo non fa tanto male"!.
D'altra parte, non lo dico per campanilismo, lo dicono i fatti: chi acquisterebbe per cifre stratosferiche un terreno che non ha nulla di speciale? Sono stato sui luoghi e mi sono sembrati molto belli. Se non è così, siamo stupidi io e quel povero allocco che comprerà contrada Gancia.
Il potere inarrestabile del denaro
Sapete cosa penso? penso che sia inutile discutere di questa cosa. Chi può fermare la vendita se davvero serve a creare lavoro, investimenti, flussi turistici internazionali? Sembra tutta una discussione abbastanza accademica in cui i giochi sono stati fatti e si vorrebbe giocare alla democrazia. Si mostrano i muscoli. Si fanno conferenze. Si dimostra di avere un seguito popolare, indigeno o importato, E basta.
Chi potrebbe fermare la vendita se veramente c'è questo enorme flusso di denaro di cui si è parlato? Quale amministratore si potrebbe prendere la responsabilità politica di fermare tutto questo? Sono domande retoriche. Si giocherà ancora un po' alla democrazia e poi si farà. La valorizzazione monetaria vince sempre sulla valorizzazione delle proprie radici e del proprio ambiente, elementi che non si possono contabilizzare in cifre e partite doppie, e per questo sono rimosse dalla mente cosciente nei processi di decisione politico-economici.
Mi piacerebbe che ci tenessimo strette le nostre anime.
A questo punto però sento l'obbligo di avvertire tutti sui pericoli e sulle controindicazioni della svendita della propria anima (che considero cosa diversa dalla semplice vendita di un terreno). Non mi piace come sta diventando la nostra società e, nel suo piccolo, non mi piace come sta diventando Riposto. Un'amministrazione di giovani dovrebbe anche avere un qualcosa in più che funga da anticorpo a certi vizi del passato, ma allo stesso tempo rendersi conto che senza il nostro passato di terra e di mare, non siamo nulla. La totale rinuncia ai terreni agricoli a ridosso del mare e alla possibilità di restaurare un angolo di territorio dove vegeti la macchia mediterranea, significa anche rinunciare alla nostra storia a quello che siamo stati per secoli. Il turismo? Puntare solo sul turismo, secondo me, significa barattare un'anima di contadini, pescatori e marinai con un'anima da camerieri. Capisco il lavoro e i soldi, non sono un utopista, ma l'amministrazione pensa veramente di rendere di nuovo grande la nostra cittadina cedendo tutto questo territorio per farne attrezzature turistiche che probabilmente saranno escluse completamente dal godimento della popolazione?
Alcune domande all'Amministrazione di Riposto
C'è chi accusa il Sindaco di Riposto di non rispondere alle domande. Anche io ho alcune da porne, ma ovviamente non pretendo alcuna risposta.
Le domande danno per scontato (giochiamo a carte scoperte...) che l'Amministrazione abbia già deciso di vendere il terreno e che nulla potrà farla tornare indietro, specie quando saranno calati gli assi degli investimenti e dei posti di lavoro.
1. Credo di aver capito dal naturale sviluppo delle mappe del piano regolatore mostrate il 11/09 u.s. a cosa dovrebbe essere accorpato il terreno in contrada Gancia, una volta venduto. E' possibile una posizione ufficiale del Comune su questo argomento?
2. Ci sono garanzie che la fascia costiera di 150 metri di assoluta inedificabilità resti in qualche modo fruibile dai cittadini del Comune di Riposto e dai visitatori, o nessuno di noi straccioni sarà ammesso ad entrare in queste realizzande opere da ricchi?
3. A quali opere pubbliche e con quale priorità saranno destinati gli introiti della vendita di contrada Gancia? C'è la possibilità che con parte del denaro in questione di istituire un parco suburbano dove ricreare un piccolo angolo di macchia mediterranea? C'è la possibilità di realizzare una vera e propria politica comunale di risparmio energetico e di produzione di energia alternativa (eolico - solare), con evidenti risparmi per le spese correnti del Comune e per la produzione comunale di CO2?
4. Domanda agli amministratori: Se fra vent'anni il terreno in contrada Gancia sarà interamente ricoperto da una colata di cemento,i soldi introitati dal Comune saranno stati già tutti spesi, il Comune sarà di nuovo pieno di debiti e voi avrete fatto quanto meno la figura degli ingenui, possiamo venirvi a cercare a casa? Ovviamente scherzo: fra vent'anni non potrei avere l'energia per fare del male a nessuno.
Ma le nuove generazioni cosa avranno in eredità? Dove se ne potranno andare se la "casa" in cui abitano sarà diventata del tutto inabitabile? Questa cosa dei milioni di euro con cui tutti si riempiono la bocca, diventerà il classico biblico piatto di lenticchie?
Spero di no. Ma ho anche poca fiducia.

Saluti a tutti
Isidoro Bonaventura

venerdì 14 agosto 2009

Raccolta dell'umido a Giarre

Cos'è l'umido?

Il termine umido (vedi qui)si riferisce alla frazione organica dei rifiuti solidi urbani. Grazie alla sua natura organica, può essere utilizzata nella produzione di compost. A titolo esemplificativo, rifiuti umidi sono gli scarti di verdura, avanzi di cibo, frutta, fondi di caffè, pane vecchio, ..ma anche (e qui copio da questo sito) carta bagnata o unta (carta assorbente da cucina), gusci d’uova, filtri di the e camomilla, fondi di caffè, fiori recisi, foglie di piante domestiche, piccoli quantitativi di erba e foglie, pane raffermo, escrementi di piccoli animali, fazzoletti di carta usati.
Da sapere: questo tipo di rifiuto organico, opportunamente e naturalmente trattato, produce prezioso humus, vale a dire concime organico, il cosidetto Compost che può essere utilizzato non solo in agricoltura ma anche per la concimazione di piante, fiori, ecc. Ciò permetterà di ridurre notevolmente il rifiuto che va a finire in discarica con un considerevole vantaggio sia per l’ambiente che per il portafoglio, considerando che in peso la parte umida del rifiuto è circa un terzo del totale. Con 3 kg di rifiuto umido si ottiene 1 kg di compost. Da non fare: non introdurre mai questa tipologia di rifiuto tra l’indifferenziato (rsu), cioè tutto quello che non può essere conferito nella raccolta differenziata.
...
Ecco, detto questo, chiarito cos'è l'umido, perchè differenziarlo e a cosa serve, va da sè che non ci dispiace affatto leggere, indizi di possibili inizi (consentitemi il gioco di parole, ma è solo per rendere l'idea di un cauto entusiasmo..) di questo tipo di raccolta differenziata anche a Giarre! Sarebbe anche ora!
Copio per intero l'articolo de "La Sicilia" del 12/08/2009 (qui il link)
Primo incontro tra Francesco Rubbino, presidente dell’Ato Joniambiente, il Cda dell’Ato e l’amministrazione comunale di Giarre, per la quale era presente l’assessore all’Ecologia, Piero Mangano. Tra i temi affrontati e le decisioni prese, annunciate novità sul fronte della raccolta dell’umido: sarà coinvolta il 10% della popolazione dei 14 Comuni. Progetto sperimentale. «Nelle aree facilmente raggiungibili, nelle abitazioni con giardino annesso - ha detto Antonello Caruso, vicepresidente dell’Ato - si procederà con il ritiro dell’umido». A Giarre saranno coinvolti viale Aldo Moro, via Orlando, via Pellico, via Vasta, via Pertini, via Berlinguer e via Olimpia. Decisa anche la notifica, alle grandi utenze, di un’ordinanza sindacale con la quale si vieterà di conferire nei contenitori per l’indifferenziata carta, cartone, scarti di verdura e rifiuti biodegradabili e saranno comunicati orari e modalità di ritiro dell’umido. Amministrazione e Cda concordi poi nel prevedere un nucleo di polizia urbana dove saranno messi a disposizione, da Giarre, anche 2 vigili urbani. Sul centro comunale di raccolta, "che Mangano ha sottolineato di voler realizzare a Trepunti", annunciato un incontro all’Arra, per settembre, tra Comune e Ato per rivedere il progetto. ELE.COS.
...
Già nel dicembre scorso leggevamo dalle pagine dello stesso quotidiano che i comuni dell'Ato CT1, da Riposto a Bronte, stavano sperimentando in quei giorni con la Joniambiente, la raccolta dell'umido per il compostaggio, limitatamente alle grandi utenze, come il mercato ortofrutticolo, fiorai, ospedale, mense, ecc..Insomma non ancora le abitazioni. Adesso, se si avvierà la raccolta dell'umido anche dalle abitazioni, sia pure in una zona ancora ristretta, si farà un ulteriore passo avanti nella differenziazione dei rifiuti, che se esteso a tutta la cittadina ed a quelle limitrofe, e se portato a regime, consentirà un consistente risparmio della quantita di rifiuti indifferenziati da smaltire e la possibilità di ricavare a basso costo concime in ambito agricolo e per il giardinaggio, quindi un risparmio consistente anche per il portafoglio.

venerdì 31 luglio 2009

Vedute "tipiche" :-(

Facendo seguito all'articolo di Salvo Sessa, apparso sulla Sicilia di oggi, ho cambiato la data a questo post de "la giarrese" del 10/07/2008, sulla situazione di sporcizia e di degrado del Molo Foraneo del Porto di Riposto. (in calce copia dell'articolo di Sessa apparso su LA SICILIA del 31/07/2009)
Se si guarda a sinistra, entrando al porto, la prima immagine è quello che si vede all'imbrunire: una cartolina!
Se invece si guarda a destra, e si vuole salire al faro, sul camminamento di sopra del porto vecchio, ciò che si vede sono le rimanenti tre immagini. Ora, io dico, a parte i disservizi della società che gestisce la nettezza urbana, e a parte le colpe del Comune ( o dell'Ente Porto, o della Capitaneria, o chessò io), quella che si vede è spazzatura lasciata da chi se ne va al porto la sera, a mangiare una pizza, e bere qualche birra !! :-((



Io vado spesso al porto di Riposto, quello vecchio, mi piace tantissimo. Ma quello che vorrei vedere è ciò che si vede nella prima foto. Il resto, frutto della maleducazione di tanti concittadini, NON VORREI MAI VEDERLO!

Queste foto le ho scattate qualche giorno fa. Se ci andate ora, vedrete la stessa spazzatura, sparsa in giro dal vento, e più sminuzzata.
Purtroppo penso che dopo sabato prossimo, ce ne sarà dell'altra..oltre a quel che resta di questa qua :-((
Una giarrese.
(Post del 10/07/2009)

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Da LA SICILIA del 31/07/2009
riposto
Un affascinante viaggio nel passato

Non rappresenta un buon biglietto da visita per i turisti in piena stagione estiva, il molo foraneo del porto di Riposto, invaso da immondizie di ogni sorta: cartacce, cartone, cordame, cassette di legno utilizzate per il trasporto del pesce, fusti di olio accatastati l'uno sull'altro, bottiglie di vetro e di plastica, lattine, scarti di pesce. «Mi chiedo: chi sono i responsabili - osserva una delle tante persone che amano passeggiare sulle banchine portuali - di tanto degrado? Il molo foraneo in queste condizioni di abbandono è un'offesa alla nostra città, che punta sul turismo».
I responsabili di tale stato di degrado, o meglio dire il responsabile, ha una precisa denominazione. Si tratta dell'assessorato regionale ai Lavori pubblici, che da anni - la giustificazione dell'Ente è la mancanza di fondi - non riesce a bandire la gara per l'espletamento della pulizia e la raccolta dei rifiuti in ambito portuale. Solo grazie ai buoni rapporti tra il locale Circomare e il Comune di Riposto, di tanto in tanto la massa di rifiuti viene tolta dalle banchine portuali. L'Ufficio circondariale marittimo di Riposto, nel corso degli anni, ha più volte sollecitato la Regione a intervenire, bandendo la relativa gara d'appalto. «Non ci sono fondi»: stessa risposta ripetuta negli anni. E' toccherà sempre all'Amministrazione regionale bandire la gara d'appalto per la raccolta e gestione dei rifiuti, da affidare a una ditta privata, come previsto dal relativo piano approvato di recente dal comandante del Circomare, tenente di vascello Cesare Spedicato. Tale piano, infatti, sarà reso esecutivo con un'apposita ordinanza solo dopo la concessione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti.
Salvo Sessa

mercoledì 15 luglio 2009

Contrada Gancia



Contrada Gancia: un piccolo angolo di paradiso naturalistico tra Carrubba e Archi, che non ha niente da invidiare alla Timpa acese, basta guardare le bellissime immagini.(quelle che vedete sono tutte tratte dal sito internet del WWF Jonico-Etneo . Altre belle e recentissime immagini nel Trovacose dell'Etna )


Com'è noto è intenzione del Comune venderla (rendendone possibile la cementificazione) e fare cassa per investire in opere ancora da decidere.
A questo proposito abbiamo scelto in questo blog, perchè ne condividiamo le posizioni, di fare
da specchio a quanto pubblicato dal sito del locale WWF .
In particolare abbiamo inserito qui di seguito
:
1)la posizione su Contrada Gancia espressa dal WWF di Giarre e Riposto e condivisa anche da altre associazioni della società civile locale
2) un bell'articolo, firmato, dal titolo "La Gancia e i sogni"
..||..

Perché siamo contrari alla cementificazione di Contrada Gancia

Eccoci qua, di nuovo in prima linea per la difesa del nostro territorio e della nostra costa. La questione attuale è di grande importanza, perché a rischio è una delle zone più belle rimaste:

la costa a ridosso del Chiancone di Praiola.



Zona unica per le sue caratteristiche geologiche e paesaggistiche, una falesia, che si staglia nettamente con i suoi 25 metri di altezza a ridosso della battigia. Quello che colpisce noi ma anche tutte le persone che come noi sono amanti dei luoghi naturali, è la straordinaria bellezza paesaggistica di questo tratto di costa.

Una terrazza sul mare con una vista centralissima del nostro vulcano.


Un terreno, composto quasi esclusivamente da frammenti di rocce vulcaniche, denominato “chiancone” che qui si è fermato per aver incontrato il mare. Un terreno originatosi da quei movimenti che hanno determinato la formazione della Valle del Bove che proprio da Contrada Gancia si può osservare in tutta la sua larghezza, in tutta la sua bellezza.

Oggi la parte immediatamente a monte è una distesa di cardi con lembi di vegetazione mediterranea e qualche particolarità vegetale, anni di abbandono hanno degradato l’area; ma pensate a undici ettari di bosco mediterraneo, intersecato da sentieri naturali dove il visitatore può scorgere l’imponente mole dell’Etna e dall’altro lato il blu del Mare Jonio.

Basterebbe poco per fare di Contrada Gancia un sito veramente esclusivo!!!! Un parco sub-urbano da lasciare in eredità alla future generazioni. Altre amministrazioni con amministratori lungimiranti farebbero di Contrada Gancia uno dei punti di forza per la valorizzazione del proprio territorio, qui forse si farà l’ennesima colata di cemento, l’ennesimo scempio edilizio sia che si tratti di alberghi, di case o di altro.

Noi siamo totalmente contrari alla vendita di Contrada Gancia a privati, perché siamo fermamente conviti che i nostri interessi non coincidano con quelli di un acquirente. Per questo ci siamo costituiti insieme ad altre associazioni presenti sul territorio, ma anche insieme a tanti cittadini di Riposto in un:

Comitato per la salvaguardia di Contrada Gancia

per questo invitiamo tutti quanti a visitare la zona e ad aiutarci a difenderla.

Il WWF Jonico - Etneo

...||...

LA GANCIA E I SOGNI

Abbiamo un sogno.

Che non sparisca il terreno agricolo che circonda le nostre città per lasciare il posto a condomini, villette e villettine, in ordine sparso o a schiera, resort, complessi turistico - alberghieri, bed end breakfast, agriturismi, per i quali spesso è sufficiente ristrutturare l’esistente. Che non sparisca il verde sommerso dal cemento.

Abbiamo un sogno.

Che non spariscano gli spazi pubblici naturali dove correre giocare passeggiare fare picnic; respirare aria pura ascoltare il silenzio leggere pensare; vivere l’esperienza della bellezza.

Abbiamo un sogno.

Che anche da noi si possa dire che esistono i parchi ”mangia Co2”, come quelli che stanno sorgendo in tutta Italia, anche in Sicilia (dieci ettari contro i gas serra creati da Legambiente e Kyoto Club sulle Madonie). Che anche noi contribuiamo a difendere il clima, concretamente non a parole.

Eppure, ci viene detto, tutto questo è destinato a rimanere un sogno. Cambia, è già cambiata la destinazione d’uso dei terreni agricoli, ora divenuti dappertutto edificabili, i Comuni lucrano sull’ICI, il cemento trionfa.

Ma il Comune di Riposto va oltre. Entrato in possesso anni fa di un terreno in contrada Gancia (11 ettari in un luogo, ricordiamo a chi non lo conoscesse, di grande bellezza paesaggistica e importanza naturalistica) a seguito di esproprio per lottizzazione abusiva di privati decide di lottizzare, secondo le regole stavolta, in proprio.

E il parco tematico di cui si parlava al momento dell’esproprio? Era solo la motivazione nobile di tutta l’operazione, con tanto di forum dei cittadini, proposte e controproposte? Era solo un’illusione?

Noi a questa illusione abbiamo creduto, crediamo ancora.

Ai realisti che ci ammoniscono e parlano di valorizzazione e di investimenti in altri campi ricordiamo che la terra non edificata, il verde, soprattutto quello pubblico, sta diventando bene sempre più raro. Di qui il suo valore, non reintegrabile una volta perduto, di qui l’esigenza di tutelarlo, soprattutto in quella prospettiva turistica da più parti invocata.

Questo per noi è il vero investimento prioritario, quello che tutela la natura, il pubblico, il bello. Sarebbe una beffa che unluogo così suggestivo e così naturalisticamente importante, già sottratto alla speculazione privata, vada nuovamente perduto per i cittadini!

A chi ci chiede progetti concreti rispondiamo che prima va condiviso il sogno, l’idea di sviluppo che esso contiene.

Se si è realizzato altrove, può ben realizzarsi a Riposto!

(Paolo Daniele)

venerdì 29 maggio 2009

Prevenzione del rischio sismico: gli adempimenti e la situazione nel giarrese

Dopo la tragedia del terremoto di Abruzzo la sensibilità verso i problemi connessi al rischio di terremoti è notevolmente aumentata. Ancor più dalle nostre parti, dove la terra è "ballerina" di suo, come sappiamo. In questo clima di maggiore attenzione verso questi problemi, e dopo la scossa del 13 maggio scorso con epicentro vicino S. Venerina, particolarmente avvertita a Macchia di Giarre, nella zona della faglia di Fondo Macchia, è maturato il mio interesse, come cittadina, di approfondire alcuni aspetti relativi alle attività di prevenzione del rischio sismico nella nostra zona.
Come ho già detto in questo blog rispondendo a due interessanti commenti al post di Isidoro "Protezione Civile" a Giarre, nel caso si verificasse un evento sismico rilevante, io mi sentirei più sicura se sapessi che tutti i soggetti locali preposti alle attività di protezione civile, sapessero bene cosa fare, avessero cioè già previsto e coordinato il "chi", "come", "dove", ecc..delle rispettive azioni, in modo da lasciare l'organizzazione dell'emergenza il meno possibile all'improvvisazione, al pressapochismo e alla superficialità. E mi sentirei inoltre più sicura se fossi informata sulla portata dei rischi che corro e se le azioni di prevenzione fossero rese note, ed in modo chiaro, ai cittadini
Penso sia giusto sapere.
Tuttavia la stampa e le nostre istituzioni hanno detto, e dicono, poco e niente al riguardo. Tutta l'attenzione è stata concentrata sull'Abbruzzo. Ed anche dopo la scossa locale del 13 maggio scorso, solo poche parole, ed una scarsa informazione. Su Giarre due soli scarni comunicati stampa del sindaco. Poco e niente sappiamo, da semplici cittadini, degli adempimenti istituzionali in materia. E ancor meno se siano stati fatti tutti i rilievi tecnici sugli edifici a rischio, e soprattutto, se si sia provveduto a metterli in sicurezza, o se, perlomeno, si stia già provvedendo. Perchè queste sono le cose che contano, e che è importante sapere, io ritengo, non tanto, o non solo, vedere chiuse le scuole di Giarre per un giorno (peraltro quello successivo alla scossa del 13 maggio), se poi non è chiaro cosa sia stato fatto prima e dopo, se il rischio sismico è attenzionato davvero anche in "tempo di pace", e se si sta provvedendo alla sicurezza...
Anche "girando" in internet si cava poco, nel senso che non è semplice, da profani, mettere insieme tante notizie sparse qua e là e riunirle in un quadro unitario che fornisca un'idea di quella che dovrebbe essere la situazione attuale, se le leggi fossero applicate, e di quella che è, invece, essa di fatto. Io ci ho provato,ho cercato di capire meglio.
Vi riporto quello che ne ho tratto.
Dal complesso della normativa nazionale e di quella della Regione Siciliana ( in calce riporto tutti i relativi riferimenti ) i Comuni, fin dal 1998, debbono redigere i piani comunali di emergenza di protezione civile, per le varie tipologie di rischio, ovviamente incluso il rischio sismico. In tali piani vanno individuate le aree di attesa, quelle di ammassamento delle risorse, nonchè quelle per il ricovero e gli attendamenti, queste ultime opportunamente predisposte con apposite opere di urbanizzazione. L'approvazione di un piano specifico di emergenza per il rischio sismico risulta tanto più un fatto di notevole importanza, se si pensa che TUTTI i Comuni della provincia di Catania sono stati classificati ed inseriti nella ZONA 2, cioè a rischio sismico abbastanza elevato, secondi solo a quelli della zona 1, che è quella a più forte rischio di terremoti distruttivi. ( O.P.C.M. 3274 del 20 marzo 2003 e D.D.G n.003 del 15 gennaio 2004 del Dipartimento regionale di Protezione Civile, che ha reso esecutiva in Sicilia la classificazione sismica dei Comuni siciliani).
Detto cio, se ne dedurrebbe che a Giarre ci debba essere già un tale piano di emergenza, come anche negli altri Comuni del catanese..Ebbene, così non è: tutti e 58 i Comuni della provincia di Catania sono inadempienti al riguardo: nessuno ha adottato uno specifico piano di emergenza di rischio sismico. Qualche piano c'è, anche a Giarre, ma specifico per altri tipi di rischio. (è di ieri, 28 maggio, ad esempio, la notizia di stampa relativa alla predisposizione del piano di emergenza incendi).
Insomma, vi sono singole azioni, interventi isolati, e/o vecchi e generici piani, come quello di protezione civile di Giarre del 1998, linkato nel post di Isidoro soprarichiamto, ma non c'è , fino a prova di smentita, nessun piano organico aggiornato di prevenzione specifica del rischio sismico! Tant'è che, relativamente alla nostra zona, non se ne trovano tracce su internet, e tant'è che dei solleciti in tal senso pare siano stati già recapitati ai Comuni dopo l'allarme creatosi con i recenti fatti d'Abbruzzo.
Perchè simile inerzia? Cosa si aspetta? Che muoia qualcuno per provvedere?
Possibile che, anche in questo caso, si pratichi la solita, tipica, gestione delle nostre Amministrazioni, di perpetuare la routine burocratica, aspettando di risolvere le cose sulla spinta dell'emergenza? Confidando sempre solo nella fortuna? O in qualche santo?
Purtroppo pare di si!
Certo non solo i Comuni hanno obblighi, vi sono anche altri soggetti chiamati a provvedere, pensiamo alle scuole, agli ospedali, alle caserme, ecc.. Questi, rispetto ai nostri Comuni, sembrano essere un pò più sensibili all'argomento. Ad esempio in alcune scuole sono state disposte in passato varie esercitazioni, e sono stati approntati gli schemi di evacuazione, ecc..Ma, sapere che quella che manca è proprio la "regia" del Comune, non è confortante!
Ad oggi, a Giarre, non solo non abbiamo questo piano, ma non siamo nemmeno stati informati, almeno non in modo chiaro ed esaustivo, nè sui comportamenti da tenere in caso calamità conseguente a terremoto (dove andare, a chi rivolgersi, cosa portare, ecc..) nè se sia stato stilato ed aggiornato un elenco sia degli edifici a rischio che dei relativi interventi di consolidamento, attuati o programmati.
Dieci anni fa, voluto dall'allora sottosegretario di stato alla protezione civile, Franco Barberi, era stato condotto un censimento sulla vulnerabilità degli edifici in Italia, e per la nostra regione, nella Sicilia orientale. Ne sono state trattte delle belle pubblicazioni e dei dati , di cui si è tenuto anche conto nell'esercitazione EUROSOT 2005 per costruire la mappa della vulnerabilità e per fare le previsioni dei danni in caso di terremoto simile a quello che distrusse Catania nel XVII secolo, ma cosa ne è stato di quei dati? Sono serviti solo a riempire gli scaffali di polverosi archivi?
Insomma, da questo mio tentativo personale di capire e documentarmi ne ho tratto un quadro sconfortante, fatto di scarsa trasparenza e di inerzia istituzionale, soprattutto locale. Ed il fatto che Giarre non sia l'unico Comune che disattende a tali compiti non mi consola affatto, anzi..
Penso che noi cittadini dovrenmmo pretendere la prevenzione e l'informazione in questo settore dai nostri amministratori.
A Catania, ad esempio, si ha notizia di una organizzanda petizione per chiedere al Comune di rendere noto l'esito del censimento fatto nel 2007 sugli edifici vulnerabili. (qui il link all'articolo da cui ho tratto la notizia).
Infine, sempre per concentrare la mia attenzione sulla territorio di Giarre, ci sarebbe in particolare da chiedersi, anzi, da chiedere alla nostra Amministrazione Comunale, se alcuni edifici cruciali, come il Teatro Rex, o il Liceo socio-psico-pedagogico, o l'Istituto Verga, o stesso Ospedale, si possano dire, in tutta serenità, edifici sicuri..
In ultimo, tanto per avere meglio idea di come siano andate le cose nel nostro capoluogo di provincia, in materia di protezione civile e di prevenzione, metto il link ad un altro intressante articolo da cui emerge che a Catania i fondi, che pure non mancavano, per mettere in sicurezza gli edifici più a rischio siano stati stornati per altre opere...Ed è facile dedurre che anche in tanti altri Comuni le cose non vadano molto diversamente..

Nota a margine - la normativa
Legge n.225 del 24 febbraio 1992; D. legsl. n. 112 del 31 marzo 1998; legge regionale n. 14 del 31 agosto 1998 - O.P.C.M. n.3274 del 20 marzo 2003 - D.D.G. n. 003 del 15 gennaio 2004 delDip. Regione Sicilia di Protezione Civile; D.D.G n.1372 del 28 dicembre 2005 del predetto Dipartimento e, infine, intesa tra Governo, Regioni e Province Autonome di Trento e Bolzano e le Autonomie Locali sugli "Indirizzi per prevenire e fronteggiare eventuali situazioni di rischio connessi alla vulnerabilità di elementi anche non strutturali ngli edifici scolastici" sancita nella Conferenza Unificata nella seduta del 28 gennaio 2009 .